gianni di gennaro
19 marzo 2015 – Spari, fumo, paura, morti, feriti e poi l’irruzione nel museo del Bardo di Tunisi, dove sono stati tenuti in ostaggio tutti i visitatori e il personale di servizio; decine di turisti anche italiani, hanno vissuto il dramma del sequestro e la paura per la loro stessa vita e per quella dei loro familiari e amici.
Poi il blitz dei reparti speciali delle forze dell’ordine, il conflitto a fuoco, il sangue sparso da ambo le parti e, finalmente, la liberazione degli ostaggi.
Una liberazione amara che ha fatto registrare 21 vittime e tanti, tanti feriti, soprattutto, feriti nella pisiche, ferite queste, che non si rimarginano mai. Due terroristi rimangono uccisi, ma anche questa è un’amara consolazione, infatti i morti incolpevoli, come riferito, sono 21, quelli fino ad oggi accertati, tra questi anche 4 italiani, ma forse sono 5.
Le vittime italiane erano tutte in crociera sulla nave passeggeri: Costa Fascinosa; tutti piemontesi.
Ma non vogliamo “catalogare” la nazionalità dei morti nè “scaricare” responsabilità, come solitamente siamo abituati a fare in queste circostanze. Vogliamo solo recriminare, fortemente recriminare, per il disinteresse, la disorganizzazione e la sottovalutazione del fenomeno terrorismo, che in atto si registra nel nostro Paese. E nessuno ci venga a raccontare la frottola che i nostri servizi segreti sono in stato di allerta, perchè, se è vero com’è vero, che colui il quale attentò alla vita del Santo Padre, Giovanni Paolo Secondo, è riuscito ad entrare in Italia, solo pochi giorni addietro, utilizzando un passaporto falso, è entrato in Vaticano e lì “scorrazzava” liberamente, fino a quando la memoria e l’intuito di un sottufficiale della polizia non hanno fatto si che il “lupo grigio” venisse fermato, allora, c’è veramente da stare in ansia.
La strage in Tunisia avvenuta mercoledì, con un attacco al cuore della nazione: il Parlamento, e la successiva irruzione nel museo del Bardo, poco distante da lì, sono i segnali più inquietanti che il terrorismo internazionale, abbia potuto lanciare al mondo intero.
Così come inquietante è l’identità dei due terroristi uccisi dalla polizia: Yassine Laâbidi, di Ibn Khaldoun, e Hatem Khachnaoui, originario della città di Kasserine.
Giovani che si sono aggregati all’esercito del terrorismo, che continua a reclutare insospettabili di ogni ceto sociale e di tutto il mondo.
E mentre il pericolo è alle porte di casa nostra, mentre il terrorismo si organizza per destabalizzare la pace e “saziarsi” di sangue innocente, in Italia si continua a litigare per chi deve continuare a fare il ministro e chi no; per chi è stato accusato ingiustamente e chi no; per chi e con chi dovrà governare nei prossimi mesi e per altre centinaia di argomenti che riescono “sconvolgere” persino i più miti, per la loro pochezza.
Vogliamo sapere, abbiamo il diritto di essere informati, il popolo italiano vuole conoscere, cosa e come si sta affrontando questo pericoloso e grave problema, che riguarda l’incolumità e la sicurezza della nostra martroriata Italia.
E’ finito il tempo del dire, ora bisogna che si avvii il percorso del fare.

Tunisi, il museo del Bardo
Tunisi, il museo del Bardo

Di Giovanni Di Gennaro

Nato a Vittoria il 14 giugno 1952; completati gli studi superiori presso l'Istituto Magistrale di Vittoria, negli anni 70, anni in cui erano in servizio, docenti quali: Bufalino, Arena, Frasca, Traina e tanti altri nomi di prestigio, si iscrive a Roma presso la Facoltà di Psicologia. Non completa gli studi universitari e non consegue il diploma di laurea, in quanto nel 1973, viene assunto presso la ex Cassa Centrale di Risparmio V.E. Da sempre si considera più sindacalista che bancario, infatti, già nel 1975, diventa dirigente sindacale. Allo stato attuale, è Segretario Provinciale della FABI, il Sindacato più rappresentativo di categoria, e, inoltre, è componente del Dipartimento Comunicazione e Immagine del Sindacato, che pubblica un mensile: La Voce dei bancari. (150.000 copie al mese). Nel 1978, inizia a collaborare con il Giornale di Sicilia, per cui lavora fino al 1994. Si iscrive all'Ordine dei Giornalisti nel gennaio del 1981. Per oltre 20 anni, collabora con Radio-Video-Mediterraneo e con altre emittenti locali, regionali e nazionali. Dal 1996 ad oggi, collabora con La Sicilia. Dal 1997 al 2004 è corrispondente Ansa da Vittoria , Ragusa e provincia.  Direttore Responsabile di periodici, ultimo in ordine di tempo: Il Mantello di Martino, molti lo considerano "specialista" di cronaca nera.  Sempre attento alle vicende politiche, economiche, giudiziarie, riesce ad essere un attento osservatore e un apprezzato cronista.

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