Parigi – 13 novemnbre 2015
Adesso non ci sarà solo l’undici settembre da ricordare, ma anche il 13 novembre.
Sei o sette sparatorie e tre esplosioni, dati ancora incerti, sette zone diverse della città colpite: lo stadio gremito di tifosi, il teatro e diversi ristoranti. Quasi tutti contemporaneamente. Il numero dei morti accertati, fino ad ora è di 120, mentre i feriti, più o meno gravi sono 200. Tra i morti anche alcuni terroristi uccisi dalle centinaia di unità di poliziotti e militari scesi in campo per fronteggiare l’attaco, uno dei peggiori degli ultimi 50 anni. Il maggior numero di ostaggi assassinati brutalmente in nome di un dio islamico, e a sangue freddo, nella sala concerti Bataclan. Numeri che ancora necessitano di conferme ufficiali.
L’unica certezza è che Parigi è stata attaccata con una vigliacca azione militare, rivolta ad innocenti inconsapevoli.
Un attacco terroristico di matrice islamica senza precedenti nel cuore d’ Europa, l’11 settembre della Francia ha rivendicato l’Isis in Rete, rilanciando la sfida.
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Lo stadio, il teatro, i ristoranti, luoghi d’incontro tra i più frequentati, sono stati colpiti in quanto simboli della libertà e della cultura occidentale. Mentre a Parigi scorre il sangue degli innocenti, intervine il presidente della capitale francese Francois Hollande.
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Queste le prime parole del presidente Hollande sugli attacchi che hanno sconvolto la capitale francese.
Il presidente, visibilmente scosso in diretta tv, ha annunciato l’immediata entrata in vigore dello stato d’emergenza decretando anche la chiusura delle frontiere
. Ha detto il capo di Stato.
La notizia ha fatto subito il giro del mondo e il primo ad intervenire è stato il presidente degli States, Barack Obama
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il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg ha commentato così.
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Intanto adesso si contano i morti, in Europa, una Europa che ha dimostrato la sua incapacità a difendersi, si mobilitano i vertici della sicurezza, in Italia, Nazione chiaramente minacciata dai terroristi, oggi si riunisce a Roma il Comitato per l’Ordine e la Sicurezza, presieduto dal premier Matteo Renzi.
Siamo in guerra, non ci sono altre parole per descrivere il momento storico, e in guerra si combatte, non si discute, non si fanno chiacchiere da bar.
Non è più pensabile che un’orda di selvaggi minacci il mondo e lo tenga sotto pressione.
Il giorno della resa dei conti è arrivato.

Di Giovanni Di Gennaro

Nato a Vittoria il 14 giugno 1952; completati gli studi superiori presso l'Istituto Magistrale di Vittoria, negli anni 70, anni in cui erano in servizio, docenti quali: Bufalino, Arena, Frasca, Traina e tanti altri nomi di prestigio, si iscrive a Roma presso la Facoltà di Psicologia. Non completa gli studi universitari e non consegue il diploma di laurea, in quanto nel 1973, viene assunto presso la ex Cassa Centrale di Risparmio V.E. Da sempre si considera più sindacalista che bancario, infatti, già nel 1975, diventa dirigente sindacale. Allo stato attuale, è Segretario Provinciale della FABI, il Sindacato più rappresentativo di categoria, e, inoltre, è componente del Dipartimento Comunicazione e Immagine del Sindacato, che pubblica un mensile: La Voce dei bancari. (150.000 copie al mese). Nel 1978, inizia a collaborare con il Giornale di Sicilia, per cui lavora fino al 1994. Si iscrive all'Ordine dei Giornalisti nel gennaio del 1981. Per oltre 20 anni, collabora con Radio-Video-Mediterraneo e con altre emittenti locali, regionali e nazionali. Dal 1996 ad oggi, collabora con La Sicilia. Dal 1997 al 2004 è corrispondente Ansa da Vittoria , Ragusa e provincia.  Direttore Responsabile di periodici, ultimo in ordine di tempo: Il Mantello di Martino, molti lo considerano "specialista" di cronaca nera.  Sempre attento alle vicende politiche, economiche, giudiziarie, riesce ad essere un attento osservatore e un apprezzato cronista.

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