A oltre sette anni di distanza dall’omicidio di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 a Garlasco, i giudici di Milano hanno condannato con rito abbreviato l’allora suo fidanzato Alberto Stasi a 16 anni di carcere. Si è chiuso così il nuovo processo d’appello ‘bis’ nei confronti dell’ex studente della Bocconi che esattamente 5 anni fa, il 17 dicembre 2009, era stato assolto in primo grado, assoluzione confermata due anni dopo in secondo grado e poi cancellata dalla Cassazione. La prima Corte d’Assise d’Appello lo ha ritenuto colpevole, anche se è stata in sostanza dimezzata la richiesta dei 30 anni di carcere avanzata dal sostituto procuratore generale Laura Barbaini. Pacata soddisfazione per la sentenza emessa dai giudici di Milano è stata espressa dai genitori di Chiara Poggi, presenti ieri in aula. Sconvolto, si è detto invece Alberto Stasi. Ma non è finita; ci sarà sicuramente un altro ricorso in Cassazione e quindi bisognerà attendere ancora per vedere calare il sipario su una vicenda giudiziaria che ha fatto e sta facendo ancora discutere, come purtroppo spesso accade in Italia. E che siano trascorsi già sette anni dal giorno dell’uccisione di Chiara Poggi non ha certamente aiutato a fare capire cosa sia realmente accaduto quella mattina di un giorno d’estate in una tranquilla cittadina del nord Italia. E’ successo anche che una donna, la madre di Chiara, che nell’immediatezza del tragico evento l’abbiamo vista anche consolare l’ex fidanzato della figlia, con il trascorrere dei giorni, dei mesi e degli anni alla fine si sia anche lei convinta della colpevolezza di quel ragazzo al quale indubbiamente era legata da sincero affetto. Ieri, dopo la sentenza, sul suo viso traspariva un timido sorriso, quasi liberatorio; ma, anche l’immutato dolore per una figlia che non c’è più. Non mi è parso di vedere nell’espressione della signora Poggi durezza nei confronti del giovane appena condannato; quasi che avrebbe preferito che l’assassino della figlia fosse stato un altro. Da quel  ragazzo si è comunque sentita tradita. Dall’altra parte c’è un giovane riconosciuto, al momento, colpevole di un gravissimo reato. Secondo i giudici di Milano ha tolto la vita alla persona che al momento del delitto diceva di amare. Anche lui, colpevole o no, ha vissuto molto male gli ultimi sette anni. E’ sembrato ai più una persona troppo fredda e distaccata, dando l’impressione di essere davvero colui il quale ha interrotto la vita di Chiara. Ma forse questo suo comportamento scaturiva dal dramma che comunque stava vivendo. Una vicenda, in definitiva, che non chiarisce tutti i dubbi. E sono convinto che non li chiarirà neanche la prossima sentenza (questa volta davvero l’ultima) della Cassazione.  E’ la drammatica ovvia conclusione di tutte vicende giudiziarie che non hanno un reo confesso e che durano molto, troppo.

Di Rino Durante

Rino Durante, giornalista professionista. Inizia la carriera giornalistica nel 1977 come collaboratore sportivo della redazione siracusana de "La Sicilia" diretta dall'allora caposervizio Pino Filippelli. Nel 1980 iscrizione all'albo dei giornalisti nell'elenco dei pubblicisti. Nei prima anni dell'attività è stato corrispondente da Siracusa de "La Gazzetta dello Sport", nominato dall'allora direttore Candido Cannavò. Dai primi Anni Ottanta viene nominato da Domenico Tempio corrispondente da Siracusa di Antenna Sicilia. Come cronista televisivo si occupa anche di cronaca nera, giudiziaria e politica. Settori di cui si occuperà in seguito anche come giornalista della carta stampata. Nel 1992 sostiene a Roma, con esito positivo, gli esami per giornalista professionista. Una volta andato in pensione Pino Filippelli, per decisione del direttore Mario Ciancio e dell'allora redattore capo centrale Domenico Tempio, assume la direzione della redazione siracusana de "La Sicilia". Nel giugno del 1996 viene trasferito a Ragusa, dove fino al dicembre 2010 svolge la propria attività giornalistica come caposervizio e responsabile della redazione provinciale iblea de "La Sicilia".

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