gianni di gennaro

Natale 2014
In un momento tanto critico da rasentare il drammatico, in un momento in cui il lavoro è diventato un “Eldorado” irragiungibile, e in qualche occasione, raggiungibile solo nell’incertezza di poterlo mantenere; in un momento in cui la povertà, e non solo quella economica, ma anche e soprattutto quella dello spirito, è il simbolo dell’uomo attuale; in un momento in cui tutte le certezze diventano vane speranze, si torna a festeggiare la Natività, quella stessa Natività che i popoli della terra, celebrano da oltre 2000 anni.
Che dire, in un momento così carico di paure e intriso di malinconia? Non esistono parole che possano confortare i cuori di quei genitori, che, non solo non potranno festeggiare il Natale, ma non potranno assicurare nemmeno un pasto ai propri figli, fatto questo, che non ha bisogno di spiegazioni per tutti coloro i quali, sono padri e madri. Che dire a tutti coloro i quali hanno perso il posto di lavoro in età avanzata? Che dire a quelle persone che vivono l’ansia della chiusura della propria fabbrica con conseguente perdita del posto di lavoro? Che dire a quelli che, pur lavorando, non percepiscono stipendio da mesi? Che dire a quelli che il lavoro non ce l’hanno mai avuto?
Nessuna parola, nessun argomento, può lenire il dolore di gente che non riesce più a garantire la propria e l’altrui sopravvivenza.
In un momento in cui, con tutti i problemi che abbiamo e che in parte abbiamo evidenziato, il Governo pensa solo a depenalizzare 112 reati che porterano altre catastrofi nelle case degli italiani e non pensa a tendere la mano a chi si toglie la vita per pudore, lo stesso pudore di un padre o di una madre che non riescono a sfamare i propri figli, non esistono parole di conforto che possano essere ascoltate e accettate.
L’unica voce fuori dal coro, quella che ha rivoluzionato la Chiesa, è quella del Santo Padre, Papa Francesco, che ha inviato il messaggio che cito di seguito.
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Non penso di potere aggiunge altro, se non un chiarimento sulla mia persona per fugare ogni eventuale dubbio: non sono mai stato “bigotto” e non ho mai creduto in una istituzione chiesa, sana, integra e morale. Ora, mi sento profondamente coinvolto e trascinato in questo “vortice Bergoglio”, che è l’unico, in questo momento, che rappresenta una sicurezza e una garanzia.
Voglio augurare a tutti coloro i quali, con il loro lavoro consentono la sopravvivenza di questo quotidiano, un sereno santo Natale. Voglio augurare a chi ci legge, ci stima, ci critica, un sereno santo Natale. Voglio augurare a tutti, un Natale di pace e serenità, elementi di cui abbiamo tanto bisogno.

Di Giovanni Di Gennaro

Nato a Vittoria il 14 giugno 1952; completati gli studi superiori presso l'Istituto Magistrale di Vittoria, negli anni 70, anni in cui erano in servizio, docenti quali: Bufalino, Arena, Frasca, Traina e tanti altri nomi di prestigio, si iscrive a Roma presso la Facoltà di Psicologia. Non completa gli studi universitari e non consegue il diploma di laurea, in quanto nel 1973, viene assunto presso la ex Cassa Centrale di Risparmio V.E. Da sempre si considera più sindacalista che bancario, infatti, già nel 1975, diventa dirigente sindacale. Allo stato attuale, è Segretario Provinciale della FABI, il Sindacato più rappresentativo di categoria, e, inoltre, è componente del Dipartimento Comunicazione e Immagine del Sindacato, che pubblica un mensile: La Voce dei bancari. (150.000 copie al mese). Nel 1978, inizia a collaborare con il Giornale di Sicilia, per cui lavora fino al 1994. Si iscrive all'Ordine dei Giornalisti nel gennaio del 1981. Per oltre 20 anni, collabora con Radio-Video-Mediterraneo e con altre emittenti locali, regionali e nazionali. Dal 1996 ad oggi, collabora con La Sicilia. Dal 1997 al 2004 è corrispondente Ansa da Vittoria , Ragusa e provincia.  Direttore Responsabile di periodici, ultimo in ordine di tempo: Il Mantello di Martino, molti lo considerano "specialista" di cronaca nera.  Sempre attento alle vicende politiche, economiche, giudiziarie, riesce ad essere un attento osservatore e un apprezzato cronista.

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