Fonte immagini Vanity Fair –> http://www.vanityfair.it/media/6920496/ali-agca_609x346.jpg

gianni di gennaro

Roma 28-12-2014 – Ieri pomeriggio, Ali Agca, l’uomo appartenente al gruppo terroristico denominato “lupi grigi”, che ha attentato alla vita del sommo pontefice, Giovanni Paolo II, è arrivato fino alla tomba dello stesso Papa, senza che nessuno si accorgesse di quanto stava accadendo. Agca è arrivato nel nostro Paese, nonostante i suoi gravissimi precedenti, senza riscontrare alcuna difficoltà, e probabilmente avrebbe potuto “spingersi” fino ad “altro”, se non fosse stato riconosciuto da un agente che aveva impresso nella sua memoria, quel volto diventato tristemente famoso in una tarda mattinata di maggio di tanti anni addietro.
Quando è stato riconosciuto, è stato fermato ed è stato accompagnato in tutti i suoi movimenti. Il suo intento, almeno quello dichiarato, era quello di deporre dei fiori sulla tomba del Papa Santo e poi incontrare Papa Francesco.
Alla luce di tali “incredibili” circostanze, ci si chiede: ma i nostri servizi, dove sono? Cosa fanno? Di cosa si occupano?
Un episodio tanto increscioso quanto preoccupante, che rischia di incrinare il rapporto di fudicia che gli italiani ripongono sulle proprie istituzioni, soprattutto quelle poste a tutela delle massima autorità.
Agca è entrato in auto dall’Austria, munito di un regolare passaporto, però senza visto. Tutti ci chiediamo come possa fare un personaggio simile ad entrare liberamente in Italia, se è vero com’è vero, che un cittadino che non ha mai avuto neanche una multa contestata, per entrare in Italia, viene sottoposto a controllo incredibili.
Se tutto ciò si aggiunge alle manovre governative che di fatto hanno azzerato i diritti e la democrazia, alla corruzione che è tangibile e si tocca con mano in ogni posto, pubblico e privato e l’incertezza di pagare il “conto” quando si compiono reati, non ci rimane che affidarci alla divina provvidenza.
Auspichiamo che il buon senso, la ragione e tutti quei sentimenti cui ogni italiano ha sempre fatto riferimento, tornino a prevalere sull’arroganza, sul malaffare e sull’improvvisazione.

Di Giovanni Di Gennaro

Nato a Vittoria il 14 giugno 1952; completati gli studi superiori presso l'Istituto Magistrale di Vittoria, negli anni 70, anni in cui erano in servizio, docenti quali: Bufalino, Arena, Frasca, Traina e tanti altri nomi di prestigio, si iscrive a Roma presso la Facoltà di Psicologia. Non completa gli studi universitari e non consegue il diploma di laurea, in quanto nel 1973, viene assunto presso la ex Cassa Centrale di Risparmio V.E. Da sempre si considera più sindacalista che bancario, infatti, già nel 1975, diventa dirigente sindacale. Allo stato attuale, è Segretario Provinciale della FABI, il Sindacato più rappresentativo di categoria, e, inoltre, è componente del Dipartimento Comunicazione e Immagine del Sindacato, che pubblica un mensile: La Voce dei bancari. (150.000 copie al mese). Nel 1978, inizia a collaborare con il Giornale di Sicilia, per cui lavora fino al 1994. Si iscrive all'Ordine dei Giornalisti nel gennaio del 1981. Per oltre 20 anni, collabora con Radio-Video-Mediterraneo e con altre emittenti locali, regionali e nazionali. Dal 1996 ad oggi, collabora con La Sicilia. Dal 1997 al 2004 è corrispondente Ansa da Vittoria , Ragusa e provincia.  Direttore Responsabile di periodici, ultimo in ordine di tempo: Il Mantello di Martino, molti lo considerano "specialista" di cronaca nera.  Sempre attento alle vicende politiche, economiche, giudiziarie, riesce ad essere un attento osservatore e un apprezzato cronista.

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