Salvatore Cultraro, Acate (Rg), 4 maggio 2021.- “Non tutti i mali vengono per nuocere”, recita un noto proverbio. Ritornando indietro con la memoria a quel pauroso e drammatico incendio sviluppatosi la notte del 28 aprile 1985, domenica della festa del Martire, all’interno della Chiesa di San Vincenzo, danneggiandola in modo grave, ci viene da pensare che mai nessun “detto” fu così appropriato. I danni causati dall’incendio furono così consistenti  da richiedere articolati e complessi interventi  di riparazione e restauro, riguardanti anche sezioni della Chiesa non intaccate dall’incendio ma vetuste e pericolanti, al fine di riportare il Sacro Tempio agli antichi splendori del Settecento. A questo punto  sorge spontanea qualche  domanda: quell’incendio scoppiò per salvare la Chiesa e probabilmente anche delle vite umane da un eventuale e probabile crollo futuro dell’edificio sacro? Se non ci fosse stato l’incendio non ci sarebbero stati, probabilmente, lavori di restauro, con pericolose conseguenze per la struttura del Tempio Sacro. Quindi  il Santo avrebbe fatto si che la sua Chiesa bruciasse, per permetterne una ristrutturazione ed evitare tragedie future più gravi? Restano solo dei semplici interrogativi, sorti dopo aver letto una relazione, redatta probabilmente da qualche tecnico incaricato dei lavori di restauro in quanto non firmata, e pubblicata sul numero unico del giornalino parrocchiale, “La Parola”, dei mesi di giugno-luglio-agosto 1987. Dalla relazione emerge come lo stato della Chiesa fosse in pessime e pericolosissime condizioni tali da lasciar prevedere, in un futuro non molto lontano, probabili crolli dei tetti con tutte le conseguenze del caso. Quindi possiamo dire che l’incendio tutto sommato è stato, provvidenziale,  quasi una “fortuna” avendone permesso l’immediato restauro e ristrutturazione. Ma leggiamo la relazione dell’epoca per meglio capire la situazione: “Sono in corso i lavori di riparazione e restauro della Chiesa di San Vincenzo. Le principali opere riguardano il rifacimento della copertura, degli intonaci interni ed esterni, della pavimentazione ed il restauro delle parti scultoree interne ed esterne. Durante la rimozione del vecchio tetto, privo per altro di tavolato (le tegole poggiavano soltanto su dei listelli di legno) si è potuto costatare la presenza di polvere e detriti accumulatisi nel tempo sopra le volte sature di umidità, come pure il pessimo stato delle capriate di legno. Il nuovo tetto, ripulito dei suddetti detriti, è stato realizzato con il tavolato e l’impermeabilizzazione di guaina al poliester, previa sostituzione di tutte le capriate di legno, in modo da consentire nel futuro la buona manutenzione del tegolato realizzato in coppi siciliani e attualmente posato su quasi tutta la navata centrale. Inoltre è stato rifatto tutto il sistema di smaltimento delle acque piovane, preservando allo stesso tempo tutti i muri perimetrali, altamente degradati e saturi di umidità e dove fu possibile il sistema è stato reso indipendente da quello del Castello, con il quale prima interferiva. Gli intonaci esterni, in pessimo stato di conservazione, sono stati previamente spicconati e rifatti con il solo ringoffo e traversato. Lo strato di colore verrà realizzato con la tonachina dopo averlo concordato con la Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali fra i campioni stesi sulla facciata. Gli intonaci interni, ancora da fare, verranno pitturati in modo da riportare la chiesa al suo antico splendore. Tutte le murature sono state risanate dall’umidità risalente, mediante iniezioni di resine epossidiche entro fori praticati alla base delle murature stesse, preventivamente preparate fino ad una altezza media di m.1,50. La vecchia pavimentazione di mattoni di cemento di pessimo gusto e tra l’altro in pessimo stato, è stata svellita, e dopo effettuato lo scavo e realizzato il vespaio attraversato da tubi areanti con il soprastante massetto, verrà rifatta in concordanza con la Soprintendenza per i Beni Culturali ed Ambientali previo sopralluogo di un suo funzionario. Verranno restaurate tutte le parti scultoree interne ed esterne e saranno rifatte quelle mancanti. L’impianto elettrico del tutto carente e in pessimo stato sarà rifatto secondo le normative vigenti. E’ stato previsto, altresì, il rifacimento delle aperture esterne, compreso quelle che attualmente rimangono ancora murate. Le aperture principali saranno rifatte in legno di noce massiccio. Infine verranno realizzati tutti i lavori occorrenti ad eliminare ogni segno di degrado in modo da riportare la Chiesa di San Vincenzo al suo dovuto splendore”.

Di Salvatore Cultraro

Nato ad Acate. Nel 1986, ha conseguito la specializzazione quale Educatore per disabili in età evolutiva. Dal 1988 dirige il Centro di differenziazione didattica per disabili di Acate. Giornalista pubblicista, dal 1984 al 1990 ha collaborato con il Giornale di Sicilia di Palermo, dal 1991 al 2003 con la Gazzetta del Sud di Messina e dal 2004 al 2008 con la Sicilia di Catania. Nel 2009 ha diretto la redazione giornalistica dell’emittente televisiva locale “Free TV” di Comiso. Inoltre ha diretto il periodico "I 4 Canti" e dal 2001 al 2009 ha tenuto Corsi di Giornalismo presso le scuole elementari e medie di Acate e Vittoria. Appassionato di storia locale, negli anni Ottanta ha pubblicato alcune sue ricerche sulla presenza nel territorio di Acate di alcuni importanti siti rurali risalenti al periodo geco-romano e medioevale. Nel dicembre del 2013 ha dato alle stampe, unitamente al prof. Antonio Cammarana di Acate, un volumetto sull’antico Lavatoio Pubblico di contrada “Canale”.

WP2Social Auto Publish Powered By : XYZScripts.com
RSS
Follow by Email