Salvatore Cultraro, Acate (Rg), 11 febbraio 2021.- La Vergine Maria è indubbiamente la “figura femminile” più rappresentata nell’arte di qualsiasi tipo. Per millenni ha ispirato  artisti in tutto il mondo: pittori, scultori, musicisti; dalle icone bizantine agli affreschi medievali, fino alle sculture e ai dipinti rinascimentali. La Sua immagine è stata soggetto, infatti, di alcuni dei più grandi capolavori. Generalmente la Madonna viene rappresentata, con le sue vesti candide, prevalentemente dai colori azzurro e bianco, con l’espressione soave del viso, caratterizzata da una straordinaria dolcezza che si distingue e si distacca dalla fisionomia “umana” nella sua celestiale bellezza e maestà (Madonna di Fatima, di Lourdes, di Medjugorje). Nelle chiese di Acate, però, ci sono delle statue in cui la Madonna, contrariamente all’iconografia comune, viene rappresentata con tratti somatici del viso e  nel suo abbigliamento, prevalentemente più “umana” e poco “celestiale”. Quasi come una comune, “donna” mortale. Queste diversità si notano in modo particolare nelle statue rappresentanti la Madonna di Pompei  e l’Immacolata Concezione, entrambe esposte nella Chiesa Madre. Ma il vero capolavoro è  la, “Pietà” lignea, probabilmente risalente al XVII secolo, conservata nella Chiesa di San Vincenzo, attigua al Castello dei Principi di Biscari. Un vero capolavoro dove l’artista, purtroppo ignoto, ha dato il massimo di se  nella raffigurazione dell’espressione tragica del viso, distrutto dal dolore, e negli abiti, prettamente da antica popolana siciliana, con qualche sfumatura arabesca. Riconosciamo in questa “Immagine” qualche cosa di particolare che attira ad ammirarla, non certo per la sua bellezza artistica,  non essendo questa certamente una delle più belle “Vergini”, ma  per la forza arcana che s’impone, e spinge, quasi senza volerlo, ad inchinarsi a pregare. Guardando i lineamenti di questa donna   immaginiamo che l’autore (ignoto) di questa statua si sia ispirato ad una “mamma del popolo”,  piuttosto che  all’iconografia classica della Vergine. Guardando la “Pietà” lignea si nota subito che c’è qualcosa di diverso. La protagonista della statua non è la tradizionale “Vergine” che di solito indossa un velo, ha l’aureola ed ha delle belle vesti, ma in questo caso no. Diversamente dalle più celebri “Vergini”, questa Madonna è caratterizzata da un abbigliamento povero, tipico dei popolani. Se non si fosse trattato della “Pietà”, sarebbe stato molto difficile identificare la donna come, la Vergine. Una Madonna “popolana” per dei “popolani” del 1600, abitanti di un piccolo villaggio quale era all’epoca “Biscari” (antico nome di Acate).  Solo in quanto popolani veri, infatti, erano in grado di riconoscere e accettare,  per loro Madonna, un’altra popolana. Quei poveri contadini  affidavano  alla Madonna le loro miserie in quanto, pur sentendo in lei un essere superiore, la riconoscevano quasi come una di loro.. Semplicità della fede popolare.

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Di Salvatore Cultraro

Nato ad Acate. Nel 1986, ha conseguito la specializzazione quale Educatore per disabili in età evolutiva. Dal 1988 dirige il Centro di differenziazione didattica per disabili di Acate. Giornalista pubblicista, dal 1984 al 1990 ha collaborato con il Giornale di Sicilia di Palermo, dal 1991 al 2003 con la Gazzetta del Sud di Messina e dal 2004 al 2008 con la Sicilia di Catania. Nel 2009 ha diretto la redazione giornalistica dell’emittente televisiva locale “Free TV” di Comiso. Inoltre ha diretto il periodico "I 4 Canti" e dal 2001 al 2009 ha tenuto Corsi di Giornalismo presso le scuole elementari e medie di Acate e Vittoria. Appassionato di storia locale, negli anni Ottanta ha pubblicato alcune sue ricerche sulla presenza nel territorio di Acate di alcuni importanti siti rurali risalenti al periodo geco-romano e medioevale. Nel dicembre del 2013 ha dato alle stampe, unitamente al prof. Antonio Cammarana di Acate, un volumetto sull’antico Lavatoio Pubblico di contrada “Canale”.

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