Salvatore Cultraro, Acate (Rg) 17 febbraio 2022.- La maggior parte dei componenti della famiglia Paternò Castello, “Principi di Biscari”, sono sepolti presso varie chiese nella città di Catania, loro residenza prioritaria. Alcuni di essi però riposano anche all’interno della Chiesa Madre di Acate, dedicata a, “San Nicolò di Bari”. La testimonianza di queste sepolture era già nota da tempo grazie ad alcuni documenti dell’epoca rinvenuti dall’emerito parroco, il compianto Don Rosario di Martino e pubblicati nelle sue enciclopediche opere, “Biscari e il suo Martire che sorride” e “Notamento dell’antiqua Patronanza dello Biscare”. Documenti di cui tratteremo ampiamente in questo articolo. Prima dell’istituzione dei “Cimiteri “ esterni, le sepolture avvenivano all’interno delle Chiese. Cripte cimiteriali con resti di sepolture sono state rinvenute sotto la chiesa del Carmelo, sotto l’ex chiesa del Convento dei frati Cappuccini e naturalmente all’interno della Chiesa di San Nicolò di Bari, dove sotto l’attuale pavimentazione esistono delle cripte in prossimità dei vari altari laterali. Ricordo che in occasione dei lavori di ristrutturazione della Chiesa Madre l’emerito parroco don Rosario Di Martino mi fece visionare l’ingresso di uno di questi corridoi sotterranei facendomi scendere da una botola posta in prossimità del vecchio Altare Maggiore della precedente Chiesa, prima dell’attuale ampliamento. Purtroppo fu impossibile procedere più di un paio di metri oltre in quanto tutto l’ambiente sottostante era stracolmo di ossa umane ed altri resti, una vera e propria montagna inesplorabile anche a causa della precarietà delle volte sotterranee soggette a possibili crolli. E proprio la precarietà delle volte sotterranee non permise a Don Rosario, come era suo desiderio, di recuperare le cripte dopo averle ripulite e sistemate da tutte le ossa umane. Fare questi lavori dall’interno delle gallerie sotterranee sarebbe stato estremamente pericoloso per i possibili crolli, si sarebbe dovuto intervenire pertanto dall’alto, e ciò avrebbe comportato lo smantellamento della pavimentazione della Chiesa con conseguente chiusura, nuovamente, al culto, del principale Tempio religioso acatese. Si decise pertanto di abbandonare il progetto e ricoprire il tutto. Sempre durante i lavori di sistemazione della pavimentazione emersero nelle navate laterali della Chiesa delle sepolture, in prevalenza di ex parroci o altri religiosi. Di queste sepolture, a causa dei vari “saccheggi” effettuati, nei secoli passati, durante i molteplici lavori di sistemazione della Chesa Madre, fu possibile salvarne una sola quella del parroco Raffaele Digeronimo. Percorrendo, infatti, la navata laterale destra della Chiesa Madre, in prossimità dell’altare della Madonna di Medjugorje, affissa al muro, si nota una pietra tombale recante il nome di un ex Vicario e Parroco di Acate. La lapide tombale è quasi illeggibile, si intravede solo, a stento, il nome del prelato, “Parroco e Vicario, Don Raffaello Digeronimo….”. In effetti, come ci documenta lo storico Carlo Addario, nel suo volumetto “Passeggiate Storiche”, edito nel 1952, si tratterebbe della pietra tombale del Parroco, “don Raffaele Digeronimo morto nel 1859 all’età di 79 anni”. La collocazione della pietra tombale, nell’attuale posizione, su una parte della parete della navata destra, risale alla conclusione dei lavori di ampliamento e ristrutturazione della “Chiesa Madre”, terminati nel 2009. Originariamente l’attuale pietra tombale era collocata, quasi davanti la Madonna di Medjugorje, sul pavimento antico, sottostante quello successivo dei Primi del Novecento, ed era posta a chiusura ed indicazione della sepoltura del Parroco Di Geronimo, secondo una più che secolare tradizione che voleva simili sepolture di prelati, nobili ed altri importanti personaggi locali, sul pavimento delle Chiese. La scoperta della sepoltura è stata del tutto casuale. Durante i lavori di restauro della Chiesa Madre, dovendo sostituire il vecchio pavimento è emersa la pietra tombale a copertura della sottostante sepoltura del Parroco. Una sepoltura molto sobria contenente la cassa in zinco del prelato, vestito con il saio di Frate Cappuccino. Dicevamo che le Chiese fungevano anticamente anche da cimiteri come ampiamente documentato anche da numerosi atti riportati dall’ex parroco Di Martino nella sua opera: “Biscari e il suo Martire che sorride”. “Giorno 21 gennaio 1700- si legge in uno di questi documenti- L’Illustrissimo e Reverendissimo Signore Asdrubale Termini, Vescovo di Siracusa, stamattina si recò in terra di Biscari con i sui accoliti visitatori e con i suoi ministri per visitarla; per primo pervenne alla Chiesa Matrice sotto il titolo di San Biagio…..fece la benedizione dei defunti in chiesa che manca di Cimitero….” (Archivio della Curia Arcivescovile di Siracusa- Volume delle visite pastorali del 1700). Ed ancora in alcuni contratti riguardanti la concessione di terreno per le sepolture nella Chiesa Matrice si legge: “attestiamo che il reverendo sacerdote…Don Corrado Palmieri, parroco di questa terra di Biscari, a me notaio conosciuto, addiviene a quanto si sottoscrive, come Parroco della venerabile chiesa Matrice, dedicata a San Biagio, di questa predetta terra per se e per i suoi successori, concesse e concede in perpetuo alla sottoscritta Giuseppa Vaiana Incardona moglie di Barbaro Incardona della detta terra…tutto ed integro quello spazio di terra nella Matrice Chiesa innanzi il venerabile altare della Madonna SS. Del Rosario nel quale terreno come sopra concesso possa…detta Gioseppa fare una sepoltura seu fossa a sue spese e sopra detta sepoltura metterci qualsivoglia balata come coperta di pietra….Per questo si concede ogni diritto e possesso di tenere e possedere il luogo predette pagando a modo di elemosina il prezzo di un’onza…la stessa Gioseppa si obbliga… che quante volte si aprirà detta fossa il detto Vaiana e i suoi eredi abbiano da pagare tari quindici…”.(Archivio di Stato di Modica- Fondo notarile di Biscari n.1vol.3- n.3 vol. 9 e n. 2 vol.7, anno 1744). In quasi tutti i testamenti, gli interessati lasciano per iscritto un luogo della Chiesa Matrice o di altra Chiesa in cui deve essere sepolto il proprio cadavere. Sempre durante gli ultimi lavori di ristrutturazione ed ampliamento dell’attuale chiesa di “San Nicolò”, sono emerse, nella parte nuova, delle fondamenta di una abside, di due cappelle laterali, dei ruderi di forma quadrata, forse basamento del campanile, appartenenti ad una antica chiesetta ed una parte di selciato esterno in piccoli conci di pietra a forma di cubi. Ruderi sistemati quasi alle spalle del vecchio Altare Maggiore e nell’area occupata, prima dell’ampliamento della chiesa, da una sala da barba e dai gabinetti pubblici. Con molta probabilità si tratta delle fondamenta di una piccola chiesetta antecedente alla costruzione della prima Chiesa Madre, forse quando il borgo di Biscari (antico nome di Acate) ancora neanche esisteva. Il primo nucleo dell’attuale Chiesa Madre risalirebbe, infatti, al 1496 come riporta don Rosario Di Martino nelle sue opere citate, riferendosi al barone Guglielmo Raimondo Castello, “Fece innalzare la Chiesa di San Nicola esistente in detta baronia…come appare dal tenore del contratto celebrato negli atti del notaio Guglielmo di Santa Cruci di Catania il giorno 11 aprile XIV ind. 1496 ”. (Archivio di Stato di Catania – Fondo Biscari- vol.461 carta 487). “Al tempo di Guglielmo Raimondo Castello-continua don Rosario- la Chiesa Madre doveva essere una chiesa di piccole dimensioni e comprendeva sicuramente lo spazio delle prime tre arcate. Ebbe un primo intervento d’ampliamento dopo il terremoto del 1693 con il quale si aggiunsero altre due arcate più alte e più larghe e in più le due piccole cappelle laterali e l’abside”. Elemento questo, confermato anche dalla posizione del “Pulpito”, lontano dal vecchio Altare Maggiore, (naturalmente non ci riferiamo all’attuale Altare frutto dell’ultimo ampliamento della Chiesa) quasi a metà Chiesa, e non in prossimità di quest’ultimo rivolto frontalmente verso l’intera platea. Don Rosario avrebbe voluto che queste “fondamenta” , venute casualmente alla luce, restassero visibili a tutti mediante una copertura con vetro speciale calpestabile. Purtroppo “qualcuno”, giudicando di scarso valore i resti affiorati, non ritenne opportuno affrontare la spesa necessaria alla sistemazione della pavimentazione in vetro ed il tutto fu nuovamente ricoperto di terra, scomparendo definitivamente sotto la nuova pavimentazione. Ma lasciamo l’argomento, abbastanza complesso ed ancora lacunoso, riguardante le varie edificazioni della vecchia Chiesa Madre e le sue relative intitolazioni: prima a San Nicolò? o prima a San Biagio?, e torniamo al tema prioritario dell’articolo: la presenza di sepolture all’interno della Chiesa, di componenti della famiglia Paternò Castello. Sempre Don Rosario, nelle sue opere ci dice: “Recentemente, in fase di restauro della matrice, si è scoperto un loculo che fa pensare trattasi del sepolcro di Vincenzo e del figlioletto Giombattista, poichè i pochi resti mortali riscontrati appartengono ad un fanciullo e ad un adulto”. Don Vincenzo Paternò Castello fu il XII° Barone di Biscari unitosi in nozze con la Baronessa Donna Maria di San Filippo nel 1610 presso la Chiesa Madre di San Nicolò. Questo l’atto di matrimonio riportato nelle opere citate da don Rosario Di Martino: “Die primo februari VIII Indiz 1610, Io Don Gioseppe Battaglia ho anellato et dato la Benedizione alli supradetti sposi Don Vincenzo Paternò baroni dello Biscari et Donna Maria Baronissa di Santo Filippo, figlia di Giulio La Restia…nella Chiesa di San Nicola come per licenza di notificazione appare data in Siracusa giorno 15 gennaio 1610”. (Archivio Parrocchiale-volume dell’anno 1610-Ragusa Ibla). Don Vincenzo e Donna Maria ebbero quattro figli, Don Giovanni Battista, Don Giuseppe, Donna Maria e Donna Francesca Paternò Castello. Dopo appena nove anni di matrimonio però don Vincenzo morì il 10 settembre del 1619 e fu sepolto presso la Chiesa Madre di San Nicola,( “fu sepultu nella Chiesa matrice della terra del biscare nella cappella maggiore come appare per nota alla Corte vicariale di detta terra, 23 settembre 1619”. Atto del notaio Antonino Spinacciolo- Notamento dell’antiqua Patronanza dello Biscare. Di Don Rosario Di Martino”). Questo è quanto riportato dal parroco dell’epoca: “Io Don Matteo de Vita vicario beneficiato della Matrice Chiesa sotto il titolo di San Nicola di questa terra del Biscari, al quale spetta, faccio fede e cercando nel libro, nel quale vengono annotati i defunti di questa predetta terra trascrivo la seguente annotazione: Die 10 septembris 3a indizione 1619, Don Vincenzo Paternò et Castello barone di questo stato del biscare morsi e fu sepulto in questa predetta Matrice chiesa del biscare; per questo in testimonianza della verità questa presente annotazione ho scritto con mia mano propria e come al solito appongo il sigillo. Giorno 23 settembre 1619”. (Archivio di Stato di Palermo-Protonotaro del Regno, Processi di investiture n. 1568, busta n. 4028.). Ed ancora un’altra testimonianza, resa l’anno successivo, da parte del sacerdote Don Giuseppe La Farina. “Io sacerdote Don Giuseppe La Farina habitante in questa terra del biscare…lu seppelliro (Don Vncenzo Paternò Castello) nella chiesa matrici di questa suddetta terra…8 ottobre 1620”. Dopo un anno e mezzo dalla morte di Don Vincenzo morì anche il suo successore Don Giovanni Battista di appena quattro anni di età. “Alli 20 di questo mesi di gennaro di mercoledì ad hore circa cinque di notti di detto giorno si morse et partì da questa a miglior vita in detta città di Ragusa il quodam Don Giovanni battista Paternò et Castello, ultimo Baronello della terra e stato del biscare d’età d’anni quattro in circa, della sua morte in questa città si fu fatto visito lutto et planto more solito et heri 21 del detto mese ad hore dui in circa di notti si portò ad seppellirsi nella detta terra del biscare nella matrice chiesa di detta terra sotto il titulo di San Nicolao e quisto lo deponi di sapiri la verità come quillo che lo vitti morire et morto in tabolare e visto mandare a seppellirsi nella detta terra del biscare”. Questa testimonianza fu raccolta dai giudici giurati della città di Ragusa il 22 gennaio 1621. (Archivio di Stato di Palermo- Protonotaro del Regno, Processi d’investiture busta n.1568, busta n. 4028). Alla morte di Giovanni Battista fece seguito quella di altri due figli, don Giuseppe e donna Francesca, (non sappiamo dove siano stati sepolti) l’unica che rimase in vita fu donna Mariula la quale divenne “Baronessa del Biscari” prendendo possesso della “Terra e Stato di Biscari” il 21 gennaio 1621. Quella stessa donna Mariula che l’8 giugno 1623, presso il Castello di Biscari, sposò lo zio Agatino Paternò Castello. A don Agatino succese il figlio primogenito, Don Vincenzo Paternò Castello, II Principe di Biscari, il quale sopravvisse poco alla morte del padre ed anche lui sembra fosse stato sepolto all’interno della Chiesa Madre di Acate. In un atto stilato dal notaio Vincenzo Russo di Catania nel 1712, infatti, vengono riportati dei brani del testamento di don Vincenzo fatto a suo tempo alla presenza del notaio Giuseppe Mandarà della città di Vittoria. “Qualmente havendomi conferito nella terra del Biscari alli 7 di marzo ad ore tre e mezza di notte 13a indizione 1675…..doppo come fidele cristiano di aversi raccomandato a Dio, in forma et ha ordinato volersi seppellire nella venerabile Chiesa Matrice di detta Terra del Biscari….”(Archivio di Stato di Catania-Fondo notarile II vers. N.1256). Le ultime notizie ufficiali sulla sepoltura di un altro Paterno Castello presso la Chiesa Madre di “San Nicolò”, risalgono al 1690. Ignazio Paternò Catello, III Principe di Biscari, aveva sposato Donna Eleonora Paternò, figlia di don Jacinto Paternò, barone di Recalcaccia, il 30 gennaio 1676. Purtroppo anche a loro venne a mancare un figlio, come si rileva dai registri parrocchiali di Biscari. “Giorno 15 settembre 1690 l’Illustre Don Mariano Raimondo, figlio dell’Illustre don Ignazio Paternò Castello e di Donna Leonora Principi di questa Terra di Biscari morì e fu sepolto nella Chiesa Madre”. (Archivio Parrocchiale di Acate-Registro dei defunti dal 1690 al 1745). Queste le notizie, grazie ai documenti ufficiali pubblicati da Don Rosario Di Martino nelle sue enciclopediche opere citate, sulla presenza di sepolture di componenti della famiglia Paternò Castello, presso la Chiesa di San Nicolò. Non conosciamo. purtroppo, la presenza o meno di altre sepolture e la loro eventuale collocazione. Esisteva una apposita cappella o cripta riservata alla famiglia Paternò-Castello? Che fine hanno fatto tutte queste nobili sepolture? Forse le salme sono state traslate altrove? E le eventuali lapidi che le menzionavano, probabilmente ricche di antiche scritte come i tre piccoli frammenti recuperati recentemente e risalenti ad una sepoltura del 1620, sistemati su una parete, in prossimità della cappella della Madonna delle Grazie, che fine hanno fatto ? Restano, pertanto, tantissimi dubbi ed interrogativi ai quali si può rispondere, forse, solo con la parola: “scempio”. Nella speranza di non aver annoiato i lettori con questo lungo, complesso ed umile articolo, frutto dell’ennesima rilettura delle due opere, già citate, edite dall’emerito e compianto parroco Di Martino e dall’estrapolazione dei passi che interessavano, cercando di dare al tutto un filo logico e scorrevole, vorrei dedicarlo, con immensa gratitudine, proprio al reverendissimo prelato, ringraziandolo, a nome di tutti gli acatesi, per i “tesori storici” che ci ha regalato, finalizzati alla riscoperta delle nostre radici, riscattando, così, i passati “tempi bui” caratterizzati da distruzioni, cancellazioni, incuria, indifferenza e abbondanti, “pennellate di intonaco bianco” per eliminare qualsiasi traccia del passato. Grazie Don Rosario.
“Vedo me stesso essenzialmente come un lettore. Mi è accaduto di avventurarmi a scrivere, ma ritengo che quello che ho letto sia molto più importante di quello che ho scritto”.
Jorge Luis Borges