Vittoria 30 ottobre 2017
Quando stamattina sono stato raggiunto al cellulare da un amico che mi ha detto: ma è vera questa notizia su Peppino? Mi si è gelato il sangue nelle vene, mi trovo a Roma, ma il giorno prima di partire, carissimo Peppino, ho incontrato tuo figlio che mi ha rassicurato sulle tue condizioni di salute, e invece, oggi, sei andato via, non importa come e perché, fatto sta che sei “partito” e adesso a Vittoria, in provincia di Ragusa e oltre, non si fa altro che ripetere: ma come, Peppino Palazzolo è morto, come, quando, perché?
Ribadisco, non mi rendo conto del perché e adesso non è importante, ma la notizia è vera e me ne sono reso conto, quando ho chiamato Bruno e non mi ha risposto. Invece Lina, mia compagna di avventura lavorativa, non ho avuto il coraggio di chiamarla, le ho scritto un messaggino. Ricordo che quando io avevo 18 anni tu ne avevi 15 e così come era accaduto con quelli più grandi di me che mi snobbavano, all’epoca io ti snobbavo, snobbavo te e i tuoi amici della stessa età, io ero grande, guidavo la 500 e tu e i tuoi amici eravate ragazzini. Poi con il passare del tempo, l’età si annulla, si riducono gli “spazi” che da ragazzo sembrano enormi.
Adesso sei “partito”, troppo presto, non sembra vero; lì dove tu sei andato troverai la tua adorata mamma e il tuo papà, troverai anche tua suocera e tuo suocero, proprio lui, “u ziu Turiddu”, così lo chiamavamo i giovani in ufficio. Sono certo che non gli mancherà modo di accoglierti con una delle sue solite battute, quelle che ci accompagnavano ogni minuto nelle lunghe giornate lavorative e smorzavano i toni seriosi e il rigore di quegli anni.
Che dire Peppino, forse è vero, ognuno di noi ha un percorso da fare e raggiunto il traguardo, non conta l’età, non contano gli affetti terreni, insomma non conta nulla, bisogna partire e basta. Si dice che la morte fa parte della vita, ma è difficile “digerire” questa cosa. Adesso la mattina non ti vedrò più davanti al tuo garage di fronte a casa mia, pazienza, è la vita.
A Francesco, a Davide, a Lina, a Filippo e a tutti i tuoi familiari, agli amici, ai colleghi, ai vittoriesi, mancherai molto, perché sei sempre stato un galantuomo e poi te lo voglio ripetere ancora una volta, sei partito troppo presto.

Di Giovanni Di Gennaro

Nato a Vittoria il 14 giugno 1952; completati gli studi superiori presso l'Istituto Magistrale di Vittoria, negli anni 70, anni in cui erano in servizio, docenti quali: Bufalino, Arena, Frasca, Traina e tanti altri nomi di prestigio, si iscrive a Roma presso la Facoltà di Psicologia. Non completa gli studi universitari e non consegue il diploma di laurea, in quanto nel 1973, viene assunto presso la ex Cassa Centrale di Risparmio V.E. Da sempre si considera più sindacalista che bancario, infatti, già nel 1975, diventa dirigente sindacale. Allo stato attuale, è Segretario Provinciale della FABI, il Sindacato più rappresentativo di categoria, e, inoltre, è componente del Dipartimento Comunicazione e Immagine del Sindacato, che pubblica un mensile: La Voce dei bancari. (150.000 copie al mese). Nel 1978, inizia a collaborare con il Giornale di Sicilia, per cui lavora fino al 1994. Si iscrive all'Ordine dei Giornalisti nel gennaio del 1981. Per oltre 20 anni, collabora con Radio-Video-Mediterraneo e con altre emittenti locali, regionali e nazionali. Dal 1996 ad oggi, collabora con La Sicilia. Dal 1997 al 2004 è corrispondente Ansa da Vittoria , Ragusa e provincia.  Direttore Responsabile di periodici, ultimo in ordine di tempo: Il Mantello di Martino, molti lo considerano "specialista" di cronaca nera.  Sempre attento alle vicende politiche, economiche, giudiziarie, riesce ad essere un attento osservatore e un apprezzato cronista.

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