Acate (Rg), 2 giugno 2015.- Come di consueto il 2 giugno si ricorda l’anniversario della nostra Repubblica, essa oggi compie 69 anni, era il 1946 quando con il referendum popolare l’Italia si dichiarò a favore di un governo repubblicano. Molto si è scritto e discusso sulla validità o meno di quel pronunciamento popolare, dei brogli elettorali ad esso inerenti, ma così è stato, e l’Italia divenne repubblica. Come donna oggi il mio pensiero va al genere femminile, a quelle figure che nell’arco di oltre mezzo secolo hanno dato il loro contributo a volte silenzioso, a volte palese al loro Paese, uno stato repubblicano che nasce con una forte discriminazione nei confronti della donna, che solo in occasione di quel referendum e cioè solo nel 1946 ha conquistato il diritto al voto. Per secoli le donne sono state vittime preferenziali di un sistema repressivo, per secoli la filosofia e la scienza non abbandonarono mai il concetto di inferiorità fisica e mentale della donna. In passato scienza e chiesa si sono alleate “per contrastare la scienza delle donne espropriandole della loro funzione principale all’interno della comunità”. Le donne repubblicane si sono ribellate come hanno potuto alla cultura degli uomini, parliamo di figure che hanno fatto da sprone a tutte le donne contemporanee private e defraudate del proprio essere da una società che tendeva a schiacciarle moralmente. Parliamo di donne che hanno lottato per l’indipendenza e l’uguaglianza, di donne scrittrici, giornaliste, come Oriana Fallaci e Dacia Maraini, di donne in camice bianco che hanno rivoluzionato il mondo della scienza come il premio Nobel Rita Levi Montalcini, e ancora prima di Anna Maria Mazzoni, di tante innumerevoli altre che si sono ribellate alla consuetudine di avere come unica prospettiva il matrimonio, come Franca Viola di Alcamo che nel 1965 rifiuta le nozze riparatrici con il suo seduttore, di quelle che si sono battute per la conquista di diritti civili quali il divorzio e l’aborto, ricordiamo che sono stati i voti delle donne, anche di quelle appartenenti ai partiti antidivorzisti a determinare tali conquiste. Ma ancora oggi sono molte, troppe le donne che hanno difficoltà a vedersi riconosciute i propri diritti, i propri meriti, sono ancora troppe le donne che devono continuare a lavorare il doppio degli uomini per raggiungere gli stessi obiettivi. E ancora non è debellato il rischio contemporaneo di vedere ridotte le donne di nuovo a corpo, senza desideri autentici e autonomie. E’ la sfida che attende le ragazze di oggi, figlie e nipoti di quante hanno lottato in passato per conquistare i diritti fondamentali della libertà da difendere e nutrire, perché sarebbe un grave errore dare tutto per scontato.

Di Maria Teresa Carrubba
Nata e vive ad Acate. Ha coltivato la passione per la storia, la scrittura e soprattutto per l'antropologia culturale, approfondita già in epoca universitaria con una tesi dal titolo " Lo sviluppo e la crisi dell'antropologia". Nel 2012 ha pubblicato un saggio di dati antropologici " Selvaggi Noi" a cui hanno fatto seguito dei racconti di narrativa. Nel 2014 pubblica "All'Ombra della vita", un libro di storia locale con riferimento alle tradizioni, agli usi del suo paese con particolare riferimento ai Clochards. Ha scritto numerosi articoli per il Circolo di Conversazione di Acate di cui è la Referente culturale, è autrice di varie prefazioni di opere pubblicate da autori locali e dei paesi della provincia Iblea.
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