Recensione Critica a cura di Paolo Levi
Liliana Russo è un’artista che utilizza la tecnica fotografica rivoluzionandone il linguaggio espressivo in senso squisitamente pittorico, ottenendo immagini di forte impatto scenico e cromatico, dove la leggibilità concreta del reale si trasfigura fino al limite dell’astrazione. Conoscendo assai bene il suo lavoro di fotografa, so quanto Liliana Russo sia legata al suo strumento di lavoro, tramite il quale capta le realtà che più la incantano, per tramutarle in com posizioni allusive, cogliendone l’essenza segreta. Forse, occultato nel suo inconscio, c’è anche interesse e amore per la pittura, ma nel suo lavoro prevale la necessità di concentrare l’obiettivo sull’immagine fuggente di un paesaggio captato in una determinata luce e racchiuso in un determinato spazio. Appare ovvio che in queste opere fotografiche vada superata la categoria tecnica a cui si dovrebbe ascriverle, in quanto l’autrice approda a lidi che, a mio avviso, rimandano ai rapporti segnici, spaziali e cromatici di una composizione pittorica, ponendosi anche interrogativi sulla verità e sulla percettibilità della visione. Sono infatti lavori che riflettono un animo sensibile e perspicace, che non lascia nulla al caso: la scelta del soggetto, il tempo della contemplazione e il momento dello scatto sono preordinati meticolosamente, nella piena consapevolezza che un attimo d’ansia o di disattenzione renderebbe insoddisfacente il risultato visivo. Sta di fatto che la nostra artista, sostituendo la fotografia alla pittura, ha fatto una scelta di campo che supera i limiti dei due livelli linguistici; darle atto di una sapienza tecnica e di un fare espressivo del tutto inediti è quindi doveroso, anche per chi d’abitudine indaga sui segni e sulla pittura. Per la prima volta un fotografo usa colore e immagine per narrare figure e paesaggi in chiave splendidamente post impressionista. Essendo una fotografa, dobbiamo applaudire al suo senso, del tutto innato, nei confronti della composizione assai sensibile di luce e spazio. Sono immagini figurali che non descrivono ma alludono, che se rivelano, questo avviene per la capacità di portare in superficie (proprio come in un dipinto) la vita reale. Noi non ci addentriamo nella tecnica fotografica o dello sviluppo in quanto non amiamo entrare nel laboratorio dell’artista e rivelarne i segreti; ci accontentiamo di ricevere questi messaggi visionari, di poesia che entra nel nostro quotidiano, che si differenzia dai media fotografici in quanto Liliana Russo non dimentica la lezione che viene dal museo, quello del Primo Novecento in cui il colore è materia e luce.
PAOLO LEVI

