Vittoria – Sicilia – 3 agosto 2015 – Non importa se sei nato in una famiglia di mafiosi o di delinquenti. Quello che conta è vivere per la verità e per le cose giuste. Che non sono solo le leggi. Le leggi le fanno gli uomini e sono solo un compromesso. Vivere per se stessi nella dignità della vita.
Così fece Peppino Impastato. Si può nascere in una famiglia mafiosa, ma è possibile diventare onesti e retti.
Sappiatelo. Così ci insegnò Peppino Impastato.
E non minacciate nessuno, se vi mostrano a dito.
Dite solo che la persona umana è libera e niente può soffocare l’anelito di ogni persona alle cose buone. Ma non minacciate, perchè se minacciate siete già in errore, siete diventati mafiosi.

Francesco Aiello
Vittoria 3 agosto 2015

CONSIDERAZIONI DI UN CRONISTA….
Quanto scritto da Aiello su questa breve ma toccante e significativa lettera, inviata virtualmente ai ragazzi che vivono la loro “gioventù” tra disagi e “altro”, per cause non dipendenti dalla loro volontà, lascia molto spazio alle riflessioni e alle considerazioni.
E’ certo più fortunato colui il quale nasce e vive, formandosi, all’interno di una famiglia non coinvolta con l’ambienta mafioso; ma non è preclusa a nessuno, la possibilità di diventare onesti e retti.

Facile da dire, difficile da fare. Ma se è vero com’è vero che la persona umana è libera e niente può soffocare l’anelito di ognuno alle cose buone, questo percorso va avviato, e, forse, tra qualche anno, questa terra tornerà libera da “vincoli” e da condizionamenti.
Non si vergognino i giovani di fare un passo indietro, se vogliono un futuro migliore e una società diversa.
Gianni Di Gennaro
Vittoria 3 agosto 2015

Grande difficoltà la mia, in qualità di Direttore di questo giornale on-line, per dare una giusta collocazione a questa lettera di Aiello. Alla fine ho deciso di assumerne in toto la paternità pubblicandola tra gli editoriali.
Non vorrei che qualcuno, “immerso” nella incombente campagna elettorale, scambiasse questa decisione per una mera e malcelata pubblicità sommersa. Pertanto, sin d’ora, ritengo indispensabile “aprire” le porte di Italreport, in perfetto accordo con l’Editore, Giovanni Maria Spada, per dare spazio a quanti vorranno dire qualcosa di significativo e costruttivo alla città.
Significativo e costruttivo, alla luce di quanto accade nelle nostre piazze, nelle nostre strade, nei nostri locali, trovo il suggerimento di Francesco Aiello, l’invito forte di un uomo che, dall’alto della sua età, suggerisce ai giovani, indicando ad esempio Impastato, di uscire dal tunnel della impostazione mafiosa, della vendetta, del rancore.

Di Giovanni Di Gennaro

Nato a Vittoria il 14 giugno 1952; completati gli studi superiori presso l'Istituto Magistrale di Vittoria, negli anni 70, anni in cui erano in servizio, docenti quali: Bufalino, Arena, Frasca, Traina e tanti altri nomi di prestigio, si iscrive a Roma presso la Facoltà di Psicologia. Non completa gli studi universitari e non consegue il diploma di laurea, in quanto nel 1973, viene assunto presso la ex Cassa Centrale di Risparmio V.E. Da sempre si considera più sindacalista che bancario, infatti, già nel 1975, diventa dirigente sindacale. Allo stato attuale, è Segretario Provinciale della FABI, il Sindacato più rappresentativo di categoria, e, inoltre, è componente del Dipartimento Comunicazione e Immagine del Sindacato, che pubblica un mensile: La Voce dei bancari. (150.000 copie al mese). Nel 1978, inizia a collaborare con il Giornale di Sicilia, per cui lavora fino al 1994. Si iscrive all'Ordine dei Giornalisti nel gennaio del 1981. Per oltre 20 anni, collabora con Radio-Video-Mediterraneo e con altre emittenti locali, regionali e nazionali. Dal 1996 ad oggi, collabora con La Sicilia. Dal 1997 al 2004 è corrispondente Ansa da Vittoria , Ragusa e provincia.  Direttore Responsabile di periodici, ultimo in ordine di tempo: Il Mantello di Martino, molti lo considerano "specialista" di cronaca nera.  Sempre attento alle vicende politiche, economiche, giudiziarie, riesce ad essere un attento osservatore e un apprezzato cronista.

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