Acate (Rg), 17 novembre 2015.-In una società omologata dove tutti devono essere uguali a tutti pena l’esclusione dall’appartenenza a questo mondo sociale, nella quale gli usi e costumi sono governati dalla dittatura del marketing, dove tutti sono vincolati agli stessi acquisti, alle stesse mode, il rifiuto dell’omologazione ha un prezzo troppo alto, appunto l’esclusione. Ma diventa mossa saggia se rifiutare quel che il marketing, attraverso le mode, impone può preservare il proprio benessere o ancora più quello dei più piccoli spesso vittime non protette in questa società che poca cura ha della dimensione spirituale privilegiando purtroppo quella materiale. L’elenco di oggetti, situazioni o alimenti da cui un bambino andrebbe protetto nonostante le mode li impongano è purtroppo vasto, in questo articolo però mi limiterò a parlare della pericolosità dei tablet, una delle mode di questo tempo. Cos’è il tablet? Il tablet è un piccolo computerino che può collegarsi ad internet e nel quale possono essere inseriti numerosissimi videogiochi con cui i bambini amano giocare. Quel è il problema? Il guaio è che questo genere di giochi, di tipo competitivo nei quali il bambino gioca contro il computer accumulando punti, producono dipendenza. Man mano che il bambino gioca diventa via via sempre più bravo, accumula sempre più punti e quindi sempre più vittorie. Questo incalzare di eventi ha un effetto eccitatorio, produce cioè nel piccolo un accumulo di adrenalina e il desiderio di continuare a provare questo stato di piacere. Perché il piacere continui il bambino ha bisogno di aumentare il tempo trascorso utilizzando questo apparecchietto. In altri termini egli finisce con l’assuefarsi agli effetti positivi ottenuti dall’uso del tablet e per riprovarli deve aumentare le dosi, a questo punto sta già sviluppando la dipendenza, la dinamica è identica a quella che si ha nel caso di uso di droghe. Se si prova a togliere il tablet a un bambino ormai dipendente si assiste a una vera e propria crisi di astinenza. Il bambino protesta vivacemente insistendo per riaverlo, ma quel che maggiormente colpisce è che appare inconsolabile. Qualcosa di simile avvenne con la diffusione dei televisori, anche allora si registrò il problema dei bambini teledipendenti, ma questa nuova forma di dipendenza sembra essere di portata assai maggiore rispetta a quella. Chi studia il fenomeno ritiene infatti che siamo solo alle prime manifestazioni e che il problema sia destinato a diventare ancora più importante nel prossimo futuro in termini di percentuali di persone coinvolte e colpite da sintomi di dipendenza dalla tecnologia e in termini di costi per la collettività. Un problema che tede a diffondersi anche per il comportamento dei genitori che nel 50% dei casi permette ai loro figli di dedicare tutto il tempo che vogliono ai loro gadget tecnologici, cellulari, smartphone e tablet. Un possibile rimedio può essere controllare l’uso del tablet limitandolo a tempi molto brevi, al di sotto di un’ora, oppure ribellarsi del tutto a questa moda e non comprarlo affatto, optando per giochi innocui che favoriscano lo sviluppo psicologico e cognitivo del bambino e la socialità.

Dott.ssa Sabrina D’Amanti psicologa e psicoterapeuta

cell. 393.4753696 mail sabridama@tiscali.it

Studio di psicoterapia a Vittoria e Ragusa

 

 

Di Sabrina D'Amanti

cell. 3934753696 --- mail: sabridama@tiscali.it --- Studio di psicoterapia a Vittoria e Ragusa. /\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\ Psicologa e psicoterapeuta, è specializzata in Analisi Transazionale. Per anni ha lavorato nelle scuole come psicologa scolastica, dal 2005 svolge la libera professione come psicoterapeuta. Si occupa di psicoterapia individuale, di gruppo, di coppia, familiare e di consulenza alle famiglie sui disagi relativi ai bambini e agli adolescenti. È autrice di due articoli specialistici pubblicati su una rivista di Analisi Transazionale, nel 2011 ha pubblicato un libro sui giochi psicologici, edito da Xenia dal titolo «I giochi dell’Analisi Transazionale: come riconoscerli e liberarsene».

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