Carmelo Raffa

Il Presidente dell’ARS Giovanni Ardizzone non li manda a dire a Crocetta…

Palermo, 17 novembre 2014 – “Chi estrae e raffina il petrolio in Sicilia deve pagare le imposte di produzione nell’isola. Non siamo più disposti ad alimentare le casse del Nord ladrone. Si incardini immediatamente al Senato il disegno di legge-voto che consente la modifica dell’articolo 36 dello Statuto che riserva tali imposte allo Stato, e si dia piena attuazione all’articolo 37 per assicurare alla Sicilia anche il gettito fiscale delle imprese che hanno sede legale altrove. Solo allora possiamo iniziare a trattare, se, come e quando si debbano autorizzare nuove trivellazioni nell’Isola”.
Sono parole del Presidente dell’Assemblea Regionale siciliana, Giovanni Ardizzone, a proposito delle decisioni adottate in profonda solitudine dal Governatore Rosario Crocetta e in dispregio alla volontà espressa dall’ARS. Ricordiamo che in merito a ciò sono scoppiate tante polemiche che hanno coinvolto i Sindaci, i movimenti ecologisti e numerosi parlamentari.

Ma Ardizzone non intende seguire il ragionamento degli ecologisti e come si evince da altra dichiarazione intende portare avanti una battaglia finalizzata a far avere all’isola un congruo “vile denaro”:

“Nell’Isola – continua Ardizzone – raffiniamo il 40% del petrolio, sopportiamo il costo del danno ambientale e di salute dei cittadini, ma le imposte vengono pagate dove le imprese hanno la sede legale (quasi totalmente al Nord), a differenza di quanto avviene, per esempio, in altre regioni come il Trentino e la Sardegna. Non abbiamo l’anello al naso e quindi come classe dirigente siciliana non dobbiamo chiedere nulla a nessuno, dobbiamo solo pretendere quello che ci spetta. E’ su questo aspetto che si misura la capacità di una classe politica: far valere il proprio peso a livello nazionale. Altrimenti è solo autonomismo di facciata”.
E riferendosi al disegno di legge-voto di riforma del secondo comma dell’articolo 36 dello Statuto, presentato dal deputato Michele Cimino che è stato approvato all’unanimità dall’assemblea regionale lo scorso 11 febbraio Ardizzone ha precisato: “Ho già avuto modo di parlare di ciò con il presidente del Senato Pietro Grasso, e con il presidente della Commissione Affari Costituzionali di palazzo Madama, Anna Finocchiaro, entrambi siciliani, chiedendo loro di incardinare il ddl il prima possibile in Aula. Nella qualità di presidente dell’Ars, conclude Ardizzone, chiederò di essere sentito dal Parlamento nazionale e nel contempo mi farò promotore di un incontro con tutta la deputazione nazionale eletta nell’isola affinché sostenga il ddl”.

Non chiacchiere quelle pronunziate dal Presidente della Regione Giovanni Ardizzone ma parole vere di una Persona che ha piena contezza che l’istituzione Regione non vive nell’oro, soffre di mancanza o insufficienza di liquidità ed addirittura nei giorni scorsi si è ventilato insistentemente di possibile default dell’amministrazione regionale.

Non si può continuare a chiedere elemosina a Roma ma rivendicare ed ottenere quanto ci spetta.

A tal proposito dobbiamo ricordare, ancora una volta e nostro malgrado, che purtroppo nei mesi scorsi abbiamo constatato che il Presidente Crocetta anziché acuire un contrasto con i Governanti dello Stato ha preferito rinunciare ad un contenzioso di circa 6 miliardi di euro ottenendo in cambio con una transazione un misero piatto di lenticchie di circa 500 mila euro per la Regione.

Ci auguriamo che Giovanni Ardizzone porti avanti e fino in fondo questa giusta battaglia ed auspichiamo che tutti e 90 i parlamentari dell’ARS gli assicurino pieno sostegno.

Di Carmelo Raffa

Nato a Tortorici (ME) il 18 gennaio 1952 si è occupato fin da ragazzo di sindacato, attività sociale e politica. All’età di 15 anni collaborava, infatti, con suo zio che era Segretario Zonale dei Nebrodi della Cisl e partecipava alle proteste dei contadini col microfono in mano per infastidire i proprietari terrieri. All’epoca i salari erano scarsi e c’era una forte discriminazione delle donne.All’età di 20 anni, nel luglio 1972, veniva assunto alla Cassa Centrale di Risparmio e si iscriveva alla FABI dove all'inizio del 1973 veniva eletto a far parte del Direttivo Provinciale di Palermo e nel 1978 ne diventava il Segretario Amministrativo.Negli anni ’80 è stato chiamato a ricoprire la carica di Segretario Coordinatore Regionale assumendo anche la guida del Sindacato di Palermo e nel 1997 è stato inserito dalla Segreteria Nazionale, per 4 anni nel Comitato di Redazione della Voce dei Bancari.Nel 1991 è stato eletto a far parte del Comitato Direttivo Centrale. Nel settembre 1997, dopo la fusione imposta dai poteri forti del Governo e della Banca d’Italia, è stato chiamato a coordinare l’attività sindacale FABI del Banco di Sicilia (polo creditizio siciliano). Nel 2000, in seguito all’acquisizione del Banco da parte della Banca di Roma di Geronzi e dopo le battaglie condotte per evitarne l’incorporazione, Raffa è diventato il Coordinatore Aggiunto della FABI-Gruppo Capitalia, incarico che ha mantenuto fino alla successiva operazione di inglobamento in Unicredit avvenuta nel 2007. In Unicredit Group ricopre l'incarico di Coordinatore Nazionale Vicario.In rappresentanza della FABI ha fatto parte del Consiglio Regionale dell’Economia e del Lavoro dal 1986 al1991, e per due mandati e fino al 2007, del Consiglio di Amministrazione dell’IRCAC.Dall'anno scorso Carmelo Raffa, ha collaborato assiduamente con la testata giornalistica on line LinkSicilia.it e ciò dopo aver fornito proprie note a: mov139.it - striscialaprotesta.it - lavocedinewyork.com

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