Tappa veneta per Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, che domani visiterà alcune delle carceri regionali. Mercoledì 19 marzo 2025, alle 9.30, Capece sarà a Vicenzamentre alle 14.30 sarà in visita al carcere di Rovigo accompagnato dal Segretario SAPPE del Triveneto Giovanni Vona e dirigenti sindacali regionali e locali.

“Vicenza è un carcere che, lo scorso 28 febbraio, ospitava 377 detenuti (159 gli stranieri) rispetto ai circa 270 posti letto regolamentari mentre a Rovigo erano detenute 258 persone (107 gli stranieri) a fronte circa duecento posti letto. Questo in un contesto regionale che vede detenute complessivamente oltre 2.770”, evidenzia Capece. “La mia, nostra, presenza vuole essere soprattutto una testimonianza e un segnale di solidarietà e di vicinanza alle poliziotte ed ai colleghi in servizio a Vicenza e Rovigo che operano con umanità e grande professionalità.

Altro obiettivo è rilanciare la denuncia per i problemi legati al sovraffollamento e alla mancanza di risorse per far funzionare meglio gli istituti penitenziari”. Per Capece, “sarebbe fondamentale, per dare dignità alla detenzione, che i detenuti lavorassero, tutti, così da non stare tutto il giorno nell’apatia e senza fare nulla. Il dato oggettivo è che il budget largamente insufficiente assegnato per la remunerazione dei detenuti lavoranti ha condizionato e condiziona in modo particolare le attività lavorative necessarie per la gestione quotidiana di ogni istituto penitenziario (servizi di pulizia, cucina, manutenzione ordinaria del fabbricato) incidendo negativamente sulla qualità della vita all’interno dei penitenziari.

Mi sembra evidente che se i detenuti fossero impegnati nel lavoro, nello studio ed in altre attività difficilmente ci sarebbero così tanti eventi critici in carcere”, evidenzia il leader del SAPPE. Che rilancia: “L’integrità psicofisica dei poliziotti penitenziari impiegati nelle carceri del Veneto in particolare, è stata messa a dura prova specialmente nei mesi di giugno, luglio ed agosto di quest’anno, anche con frequenti aggressioni”. Per il leader nazionale del primo Sindacato del Corpo, “dopo i tanti episodi di violenza di queste ultime settimane, non possiamo che invocare misure di maggiore rigore, per riportare la legalità nelle carceri. Chiediamo che i detenuti violenti vengano ristetti in appositi istituti, dove dovrebbero scontare la pena al regime chiuso, con applicazione delle misure restrittive di cui all’articolo 14 bis dell’ordinamento penitenziario, perché mettono a rischio l’ordine e la sicurezza e, spesso, si avvalgono anche della loro posizione di supremazia nei confronti degli altri reclusi.

Chiediamo inoltre la dotazione del taser, o di altro strumento simile, affinché gli agenti possano difendersi ed evitare che la violenza dei detenuti venga portata a conseguenze estreme».

Di Redazione

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